L’aspetto psicologico e la riabilitazione post-ictus

Le due domande che più frequentemente sono state fatte su Google riguardo la riabilitazione da evento di ictus sono:

  1. Quanto è lunga la riabilitazione dopo l’evento di ictus?
  2. Quante persone, dopo che hanno avuto un evento di ictus, riescono a recuperare completamente?

Se è vero che queste domande sono le più richieste, esse determinano le cose più importanti a cui i pazienti hanno bisogno di avere risposta. Il fatto che la domanda più quotata sia il tempo della riabilitazione post-ictus fa pensare a quanto sia forte il desiderio dei pazienti di voler tornare alla vita di tutti i giorni. La domanda numero due è immediatamente conseguente alla prima. Nella prima domanda il paziente si chiede quanto ci metterà a tornare alla vita normale, con la seconda domanda si mette il dubbio di poterci tornare. Ad una prima fase di speranza si alterna quindi una seconda fase di dubbio a sfumatura pessimistica.

Secondo uno studio della “University of Leeds” (Regno unito) [1] effettuato su soggetti di età maggiore ai 55 anni, è stato stabilito che una popolazione di soggetti pari a un quarto degli affetti da ictus riesce a recuperare completamente le proprie abilità motorie. Secondo poi quanto affermato dalla National Institute of Neurological Disorders and Stroke [2], il 52% dei soggetti sopravvissuti a un evento di ictus può migliorare significativamente nel cammino e nella qualità di vita, indipendentemente dalla gravità dell’evento e dal momento temporale (anche 6 mesi dopo) in cui inizia il percorso riabilitativo.

Ci sono in verità, come dichiarato dallo studio [3], diverse valutazioni concomitanti che vengono effettuate per definire lo stato di salute del paziente. Tali valutazioni comprendono non solo l’aspetto motorio ma anche il sensoriale, visivo, linguistico, cognitivo ed emotivo. Nonostante quest’ultimo sia un problema più difficilmente quantificabile rispetto agli altri, rappresenta una sfaccettatura post-ictus veramente importante, che può avere un grosso impatto su tutti gli altri aspetti.

Dallo stesso studio è stato infatti dichiarato che l’aspetto depressivo è il disturbo emotivo più comune dopo l’ictus e tende ad essere osservato più spesso nei mesi successivi all’ictus che immediatamente dopo l’evento acuto. I sintomi della depressione includono perdita di energia, mancanza di interessi, perdita di appetito e insonnia. Il problema della depressione influisce indirettamente anche su tutte le altre problematiche, poiché la mancanza di interesse e di energia può cambiare l’efficacia riabilitativa generale. D’altra parte, se è vero che la depressione influenza negativamente la partecipazione del paziente alla riabilitazione cognitiva, fisica e sensoriale, è anche vero che risultati deludenti in tal senso alimentano lo stato depressivo del paziente. Un feedback loop negativo in questo senso potrebbe essere motivo, da parte del paziente, di rassegnazione all’inevitabile esito negativo dell’iter riabilitativo. Quindi se anche la riabilitazione avrebbe potuto portare a un outcome migliore, lo stato psicologico del paziente ha ostacolato il raggiungimento del risultato atteso.

Il mantenimento di uno stato psicologico positivo da parte del paziente è dunque una buona speranza per i clinici, i quali premono affinché il soggetto segua con costanza e impegno i protocolli riabilitativi assegnatigli. Il paziente deve mantenere la motivazione e non scoraggiarsi, poiché, come dichiarato dalla National Institute of Neurological Disorders and Stroke, i miglioramenti possono esserci anche a distanza di un anno dall’evento acuto.

Uno degli aspetti più incoraggianti degli ultimi tempi è come si stia dando più attenzione all’aspetto psicologico, all’intrattenimento, alla motivazione. Il paziente deve sentirsi partecipe di un percorso che lo riporterà all’indipendenza e l’aspetto cruciale è che esso mantenga la fiducia, che mantenga la convinzione sul fatto che raggiungerà gli obiettivi preposti.

Discussione

In questo post sono stati fatti dei ragionamenti sui possibili motivi che spingono i pazienti a ricercare frequentemente le domande evidenziate cui sopra. Inoltre sono stati messi in evidenza alcuni punti circa l’importanza dello stato psicologico sull’outcome finale riabilitativo di un paziente con esito di ictus.

Uno degli aspetti clinicamente più incoraggianti degli ultimi tempi è come si stia dando più attenzione allo stato mentale, all’intrattenimento e alla motivazione del paziente[4][5][6]. Quest’ultimo deve sentirsi partecipe di un percorso che lo riporterà all’indipendenza e l’aspetto cruciale è che mantenga la fiducia, che mantenga la convinzione sul fatto che raggiungerà gli obiettivi preposti. Deve essere onere del personale clinico e della tecnologia riabilitativa prendersi cura di tutti gli aspetti legati alla riabilitazione del paziente, non solo fisici ma anche mentali.

Il mondo clinico ha il desiderio di ottenere outcome soddisfacenti per il paziente, vuole vederlo tornare alla vita normale, con le facoltà psichiche e fisiche normali. Restituire al paziente la vita che ha perduto è lo scopo principale di qualsiasi attività di assistenza clinica e può essere raggiunta solo andando incontro a tutte le esigenze del paziente.

Come afferma l’OMS la salute è lo “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.

Riferimenti

[1]        A. Tennant, J. M. L. Geddes, J. Fear, M. Hillman, and M. A. Chamberlain, “Outcome following stroke,” Disabil. Rehabil., vol. 19, no. 7, pp. 278–284, 1997, doi: 10.3109/09638289709166539.

[2]        “Post-Stroke Rehabilitation Fact Sheet | National Institute of Neurological Disorders and Stroke.” [Online]. Available: https://www.ninds.nih.gov/Disorders/Patient-Caregiver-Education/Fact-Sheets/Post-Stroke-Rehabilitation-Fact-Sheet. [Accessed: 14-Apr-2020].

[3]        P. M. Kelly-Hayes et al., “The American Heart Association Stroke Outcome Classification,” Stroke, vol. 29, no. 6, pp. 1274–1280, Jun. 1998, doi: 10.1161/01.STR.29.6.1274.

[4]         B. Löfgren, Y. Gustafson, and L. Nyberg, “Psychological Well-Being 3 Years After Severe Stroke,” Stroke, vol. 30, no. 3, pp. 567–572, Mar. 1999, doi: 10.1161/01.STR.30.3.567.

[5]        M. S. Clark and D. S. Smith, “Psychological correlates of outcome following rehabilitation from stroke,” Clin. Rehabil., vol. 13, no. 2, pp. 129–140, Apr. 1999, doi: 10.1191/026921599673399613.

[6]        L. Sardi, A. Idri, and J. L. Fernández-Alemán, “A systematic review of gamification in e-Health,” Journal of Biomedical Informatics, vol. 71. Academic Press Inc., pp. 31–48, 01-Jul-2017, doi: 10.1016/j.jbi.2017.05.011.

Autore: Andrea

PhD student | Biomedical Engineer | Telemedicine | Telerehabilitation | Investor

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