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Economia e Finanza

Perchè preferisco investire

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Nel mercato azionario l’investitore e/o lo speculatore possono scegliere tra varie tipologie di contratti. Ci sono partecipanti che scelgono le azioni, altri che comprano materie prime, altri ancora sono interessati ai Bitcoin e infine ci sono anche gli esperti di trading giornaliero sulle valute. Gli atteggiamenti però principali dei partecipanti sono due: speculazione e investimento.

In questa discussione darò alcune motivazioni sul perché preferisco investire.

Personalmente non mi sento bravo a creare profitto nel breve termine, non sono bravo a creare profitto giorno dopo giorno. Inoltre sono demotivato, all’idea della speculazione giornaliera, dalle tassazioni che vengono applicate sulle plusvalenze, una trattenuta del 26% sulla plusvalenza (almeno in Italia).

Supponiamo che un partecipante compri 1,000$ di contratti finanziari e faccia un profitto di 100$. Esso, nel momento in cui chiude le posizioni, sa che deve pagare 26$ in tasse allo Stato Italiano. Se quindi da una parte il profitto lordo è di 1,100$, il profitto netto è invece di 1,074$.

Il problema più grande che ci vedo nel pagamento delle tasse è che, se il partecipante non avesse aperto e chiuso freneticamente i contratti, avrebbe ancora il capitale di 1,100$, almeno fintanto che restano aperti i suoi contratti. Per questo trovo interessante non chiudere i contratti (e quindi investire), perché i capitali più grossi hanno crescite potenziali più grosse, gli interessi composti sono sempre più forti.

Se un investitore dopo un anno ha 1,100$, il secondo anno ne ha 12,100$. Se l’investitore chiudesse tutte le posizioni al secondo anno avrebbe un capitale netto di 11,554$. Si tenga presente che in tutto ciò non si stanno tenendo in considerazione i dividendi. Se lo speculatore facesse lo stesso profitto (10%) dopo un anno avrebbe un capitale lordo di 1,100$, anche se dopo la tassazione sarebbe di 1,074$. Al secondo anno avrebbe invece un capitale lordo di 11,814$ e un capitale netto di 11,534.76$. C’è una differenza di capitale, sia al lordo che al netto delle tasse (chiusura di tutte le posizioni), tra investitore e speculatore, già dal secondo anno e tale differenza è destinata a diventare sempre più significativa, anno dopo anno. Quindi a parità di profitto l’investitore vince sempre e lo speculatore, se vuole tenere testa all’investitore, deve battere sistematicamente l’investitore e gli indici di mercato (S&P 500, DAX etc.).

C’è però da considerare che, per un trader in grado di battere il market sistematicamente, non è certo un problema pagare il 26% delle plusvalenze in tasse. Tuttavia è anche vero che non ho mai letto la storia di nessuno, nemmeno tra i più grandi speculatori, che sia stato in grado di battere il market aggressivamente e indefinitamente ogni giorno. Nessuno batte veramente lo S&P 500 ogni giorno per sempre, nessuno ci è mai riuscito, nessuno ci riuscirà.

Il motivo per cui nessuno ci riuscirà mai risiede nell’incertezza di quello che oggi i partecipanti decideranno di interpretare come la giusta scommessa. I partecipanti, tutti insieme, fanno Mr. Market e qualunque speculatore sa quanto Mr. Market sia imprevedibile. Parte di Mr. Market è lo speculatore stesso, perciò ogni partecipante, sia esso speculatore o investitore, quando alloca e/o sposta denaro, provoca un cambiamento di dati in tutto il mercato finanziario. Ogni partecipante influenza riflessivamente le proprie scelte di posizionamento del denaro, perché ogni volta che posiziona denaro i dati finanziari (prezzi, indicatori etc.) del mercato cambiano. Quando una quantità di soldi enorme si sposta verso una direzione la massa tipicamente segue il denaro, nella speranza del profitto.

Guardare il trend del prezzo di un qualunque contratto finanziario è difatti equivalente a cercare di capire dove la massa e/o possenti partecipanti stanno direzionando i capitali. Se il petrolio crolla magari una rete grossa di banche sta ritirando i propri futures, per esempio. Se Tesla sale senza fondamentali c’è una grossa speranza da parte della folla che l’equity venga ripagata. Ma quanto vale la speranza e quanto vale l’azienda?

In generale guardare il trend del prezzo di un titolo, di un future di materia prima o di un qualsiasi altro contratto finanziario è, a pensarci bene, equivalente a capire se Mr. Market ci sta facendo finire soldi dentro o no. Che informazione può darci questo sulla qualità di quello che stiamo comprando? Vogliamo comprare la qualità di qualcosa oppure vogliamo comprare qualcosa su cui il market ripone speranza? Che reale vantaggio ha comprare qualcosa su cui il market ripone speranza?

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